ARANCE: DAL ROMANTICISMO ALLA BATTAGLIA

Battaglia delle arance

La guerra delle arance si svolge durante il carnevale di Ivrea: tradizione o spreco?

Tra tutti i modi che avrete utilizzato per farvi notare da qualcuno che vi piace, dubito ci sia il lancio delle arance. Eppure, nell’Ottocento era un metodo per attrarre l’attenzione. Dal balcone di casa, sospiranti fanciulle guardavano passare giovani aitanti e, per richiamarne gli sguardi, lanciavano loro confetti, fiori, coriandoli. Probabilmente stufe di non avere il riscontro desiderato, passarono al lancio delle arance. I cavalieri, da parte loro, iniziarono a rispondere. Si trattava ancora di un gioco amoroso, ma col passare del tempo, i lanci acquisirono sempre più veemenza.

Una traccia di questa usanza che aveva già preso i connotati della battaglia, risale al manifesto del Carnevale del 1854. Quest’ultimo vietava il lancio delle arance. È dal secondo dopoguerra che vengono delineate regole ben precise con la nascita dell’Asso di Picche, la prima squadra di aranceri.

Battaglia delle arance
Battaglia delle arance – Ph. Franco Marino

Oggi, all’avvicinarsi del carnevale, la città italiana di Ivrea, in provincia di Torino, protegge i palazzi con reti e assi di legno. Le piazze assumono i colori delle squadre con bandiere e gonfaloni. I cittadini si dividono in: 9 squadre a terra che rappresentano il popolo in rivolta e 54 carri da getto che rappresentano le armate del feudatario trainate da cavalli. La battaglia vuole richiamare simbolicamente la lotta alla libertà, si combatte dalla domenica al martedì.

Durante questi tre giorni scatta l’obbligo di indossare il berretto Frigio, salvo voler essere bersaglio delle lotte tra aranceri. Questo copricapo evoca la libertà, il padrone, infatti, lo donava agli schiavi liberati in epoca romana.

Come si svolge la battaglia delle arance

Le piazze, dunque, diventano i luoghi del conflitto. Si tira forte per onorare la battaglia, non è raro vedere occhi neri e ematomi. Le zone più dolorose da colpire sono quelle di mani e braccia. Solo gli aranceri sui carri indossano una maschera di cuoio e un’imbottitura sul busto.

carnevale ivrea arance
Battaglia delle arance – Ph. Franco Marino

A febbraio arrivano in città 7000 tonnellate di arance, la maggior parte provenienti dalle aziende calabresi e siciliane gestite da Libera. Si tratta di un’associazione che lavora i terreni confiscati alle mafie. Tra questi, ci sono anche agrumi destinati al macero. Occorre precisare, che una buona fetta della frutta che viene generalmente scartata, è assolutamente commestibile.

Dal privilegio allo spreco

La varietà dolce delle arance si diffonde in Europa dal Medio Oriente, alla fine del XV secolo. Si trattava di un frutto diffuso per lo più sulle tavole dei ricchi. Oggi, purtroppo, la frutta che arriva sui banchi del supermercato passa al vaglio di macchine calibratrici e classificata come prodotto Extra o di Categoria I. Cosa significa? Che a entrare nel frigorifero sarà soltanto la frutta perfetta per bellezza, dimensione e colore.

Tra le perdite (food losses) derivanti dalle fasi produttive e gli sprechi (food waste), conseguenti alla distribuzione e il consumo, più di un terzo della produzione mondiale alimentare non viene consumata (Fonte FAO – Food and Agricolture Organization of the united Nations).

Se già esiste un problema concreto e crescente, quello della selezione della frutta in base a standard di carattere estetico, perché infierire lanciandosi del cibo a carnevale? Senza parlare del coinvolgimento dei poveri cavalli durante la battaglia.

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