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L’Amazzonia: Sfruttamento tra Boom Economici e Distruzione

Amazzonia

Amazzonia. Il futuro ancestrale è visitabile fino al 4 maggio 2025

Il Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona (CCCB) ospita una mostra sull’Amazzonia che, oltre a esplorare la ricchezza culturale e naturale della regione, invita a riflettere su uno degli aspetti più drammatici della storia e del presente di questa grande area: lo sfruttamento delle sue risorse.

La mostra, infatti, non si limita a raccontare la bellezza e la complessità dell’Amazzonia, ma denuncia la duplice faccia di un progresso che, se da una parte ha favorito la crescita economica, dall’altra ha alimentato un sistema di sfruttamento che ha espropriato territori e distrutto ecosistemi.

In un’epoca dominata dal collasso climatico e dalla crescente consapevolezza delle conseguenze di un progresso incontrollato, l’esposizione mette a nudo i meccanismi con cui l’economia globale ha saputo capitalizzare le risorse amazzoniche, trasformando una regione di straordinaria biodiversità in un campo di battaglia per il controllo e lo sfruttamento delle sue ricchezze naturali. Queste dinamiche, studiate a fondo dall’opera di Carlos Valerio Aguiar Gomes, ci invitano a chiederci: “Prosperità per chi?” Un interrogativo che si ripercuote su ogni aspetto dell’estrattivismo, dalla mineraria al petrolio, dall’agricoltura estensiva al traffico di droga, passando per pratiche apparentemente distanti come l’allevamento di bovini e l’acquisto di crediti di carbonio.

Amazzonia: Prosperità per chi?

Nel contesto amazzonico, il concetto di “prosperità” fa riferimento a periodi di sfruttamento intensivo dei prodotti naturali, di arricchimento ed espansione economica. Fin dal periodo coloniale, il sistema commerciale è stato radicato con l’obiettivo di servire gli interessi economici europei. Oggi, nell’era delle economie globalizzate, questo stesso sistema viene riprodotto a beneficio dei mercati dei paesi del Nord, caratterizzato da cicli di intenso sfruttamento delle risorse, seguiti da rapidi declini dovuti all’eccessivo sfruttamento o all’irrilevanza economica delle risorse stesse.

Questo modello non solo favorisce la concentrazione della ricchezza, ma porta anche all’espropriazione dei territori delle popolazioni indigene e delle comunità tradizionali, sconvolgendo stili di vita e alterando le origini culturali. Nessuna discendenza socioculturale amazzonica è rimasta immune dall’influenza di questi cicli economici, che si sono succeduti nel corso dei secoli.

amazzonia

Attività Mineraria

L’attività mineraria illegale in Amazzonia ha subito un notevole incremento con l’aumento del prezzo dell’oro. L’uso del mercurio in queste operazioni contamina fiumi e fonti d’acqua, causando gravi danni alle comunità locali – in particolare a quelle come gli Yanomami. Il cosiddetto Garimpo, ossia l’estrazione mineraria artigianale illegale, ha devastato vaste aree della foresta pluviale, costringendo intere comunità ad abbandonare le loro terre e contaminando ecosistemi vitali. La mancanza di tracciabilità dell’oro, inoltre, favorisce il riciclaggio e l’estrazione non regolamentata, aggravando ulteriormente la crisi ecologica e sanitaria della regione. È fondamentale, pertanto, l’implementazione di meccanismi di tracciabilità e un rafforzamento della sorveglianza contro l’estrazione illegale.

Gomma

L’estrazione della gomma, fiorita tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, ha avuto un impatto devastante sulle comunità indigene e afrodiscendenti. Durante il boom della gomma, le aziende sfruttatrici costrinsero le popolazioni locali a raccogliere lattice in condizioni disumane, causando migliaia di morti, sfollamenti e processi di schiavitù. I popoli indigeni del Brasile, della Colombia e del Perù, insieme ai migranti provenienti dall’entroterra, subirono enormi sofferenze. La figura di Chico Mendes, sindacalista e ambientalista brasiliano, incarna la lotta contro tali abusi: impegnatosi negli anni ’80, Mendes denunciò la devastazione dell’industria della gomma e sostenne con fermezza la tutela dei diritti delle comunità amazzoniche, fino al tragico assassinio del 1988.

inquinamento

Petrolio

Lo sfruttamento petrolifero in Amazzonia ha portato conseguenze altrettanto drammatiche. Le fuoriuscite di petrolio hanno contaminato fiumi e terreni, colpendo duramente le comunità indigene – come gli Shuar e gli Asháninka – che si trovano ad affrontare gravi problemi di salute e a subire sfollamenti forzati. Nella zona occidentale dell’Amazzonia, si registrano 192 concessioni di petrolio e gas in produzione e altre 33 in fase di esplorazione, causando inquinamento diffuso, in particolare in Paesi quali Perù, Ecuador e Colombia. Nuove prospettive esplorative stanno emergendo nello stato di Amazonas, in Brasile, ma il prezzo ambientale e umano di queste operazioni resta altissimo.

Agricoltura Estensiva

L’espansione dell’agricoltura estensiva ha accelerato la deforestazione in Amazzonia, in particolare per la coltivazione di soia, mais e palma da olio. In Brasile, il fenomeno del grilagem – l’appropriazione illegale di terre pubbliche – ha portato alla conversione di ampie distese di foresta in aree agricole. La soia, destinata principalmente all’esportazione verso Cina ed Europa, e il mais, esportato in Nord America e Asia, hanno registrato una crescita annua del 9,2% tra il 1995 e il 2017, contribuendo a un incremento del PIL amazzonico da 1,2 a 8,1 miliardi di dollari e dominando il mercato valutario del Brasile. Tuttavia, questa crescita economica si realizza a costo di un’immensa distruzione ambientale.

droga

Coca e Traffico di Droga in Amazzonia

Nei paesi dell’Amazzonia occidentale, il narcotraffico ha un impatto devastante. Le mafie internazionali legate alla produzione di pasta a base di cocaina distruggono le aree destinate alla coltivazione della coca e alla costruzione di piste di atterraggio clandestine, provocando sofferenze indicibili tra le popolazioni locali attraverso tratta di esseri umani, lavoro forzato e omicidi. In Colombia, dopo l’accordo di pace del 2016, dissidenti di gruppi come FARC ed ELN, insieme a bande criminali, si contendono il controllo dei corridoi della droga, mentre in Perù e in Brasile le dinamiche criminali continuano a minacciare la stabilità territoriale e la sicurezza delle comunità.

Allevamento di Bovini

L’allevamento del bestiame è considerato la principale causa della deforestazione in Amazzonia. Il Brasile, infatti, è il maggiore produttore mondiale di carne rossa e un singolo capo di bestiame necessita di più di un ettaro di terra per nutrirsi. Questo tipo di allevamento non solo contribuisce all’emissione di grandi quantità di gas serra, come il metano, ma richiede anche enormi quantità di acqua, rendendo il consumo globale di carne sempre più insostenibile. È urgente implementare sistemi di tracciabilità nella filiera della carne per evitare che i prodotti derivino da aree deforestate, riducendo così l’impatto ambientale di questa attività.

CCCB Barcellona

Crediti di Carbonio

Invece di ridurre direttamente le emissioni inquinanti, molte società industrializzate scelgono di acquistare crediti di carbonio per compensare il loro impatto ambientale. Questa pratica perpetua un modello estrattivo, creando un mercato non regolamentato che, a causa dell’opacità di molte organizzazioni coinvolte, riesce a deviare pochissimi aiuti verso i territori amazzonici. Il risultato è un ulteriore accentuarsi delle disuguaglianze e dei conflitti interni alla gestione e all’uso delle risorse naturali della regione.

Deforestazione

Le parole di Davi Kopenawa riecheggiano come un monito:
“La foresta tropicale è viva e morirà solo se i bianchi insisteranno nel distruggerla. Se lo faranno, i fiumi scompariranno sottoterra, il sole svanirà, gli alberi appassiranno e le pietre si congeleranno per il calore. La terra, riarsa, rimarrà vuota e silenziosa…”
Questa potente dichiarazione evidenzia come la deforestazione, alimentata da ogni forma di sfruttamento – dalla ricerca dell’oro alla coltivazione intensiva – possa portare a una catastrofe ambientale irreversibile, dove la vita stessa della foresta è messa in pericolo.

Amazzonia

Siamo un Tessuto

In mezzo a questo scenario di devastazione, l’Amazzonia si rivela anche come un tessuto di interconnessioni: i sogni e l’uso di piante allucinogene rappresentano il legame vitale tra le comunità e gli spiriti della foresta, fornendo le chiavi per comprendere e preservare un equilibrio fragile. Le comunità locali, pur subendo le conseguenze di un progresso lineare e distruttivo, riescono a mantenere viva la saggezza ancestrale, rivelando come il concetto occidentale di progresso debba essere superato per abbracciare una visione integrata e rispettosa del nostro ambiente.

La situazione ecologica in Amazzonia è sull’orlo del collasso, ma è tempo di agire. Senza rifugiarsi in illusioni utopiche, la mostra ci invita a immergerci in un sogno rituale, a riconoscere che siamo tutti parte dello stesso tessuto e che il futuro di questa regione è una causa comune che ci riguarda tutti.

Per scoprire il ricco patrimonio culturale e naturale dell’Amazzonia, invito a consultare l’articolo L’Amazzonia: Un Viaggio tra Memoria, Resistenza e Trasformazione al CCCB di Barcellona, disponibile sulla rivista InTheNet.eu.

La mostra, dunque, non è solo un percorso espositivo, ma un invito a un dialogo intergenerazionale e interculturale che ci chiede di abbracciare una visione più sostenibile e rispettosa del nostro pianeta.
Per chi desidera immergersi in questo racconto multiforme, la mostra sarà visitabile fino al 4 maggio 2025.

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