Mark Twain illustrato da Roger Olmos
Ormai siamo abituati ad abitare un mondo divisivo. Facilmente si prendono le parti di una fazione, uno schieramento sicuro dentro cui fare gruppo, sentirsi accettati e legittimati. È dentro questa dicotomia che si muovono i due racconti di Mark Twain, Storia di un bambino buono e Storia di un bambino cattivo, entrambi pubblicati da Logos Edizioni nel 2012 con le illustrazioni di Roger Olmos.

Il bambino buono viene presentato come modello, onesto, obbediente, puntuale, tanto che agli altri bambini appare “disturbato”. Jacob, infatti, non sembra un bambino qualsiasi, ma un robot che segue le regole alla lettera o, meglio, segue i libri della scuola domenicale nei quali ripone massima fiducia.
Al contrario, il bambino cattivo, Jim, ruba la marmellata, litiga con la sorella, dice bugie, vive la vita senza pensare alle conseguenze. “Potete andare a controllare in tutti i libri della scuola domenicale da qui al prossimo Natale ma non vi troverete mai e poi mai nulla del genere.”
Quale bambino soccombe
Twain sembra criticare il moralismo della letteratura infantile dove viene proposto un modello di bambino che non esiste. Il cosiddetto “bambino buono”, infatti, muore sempre alla fine, perché un bambino che non è libero di esprimere se stesso, soprattutto attraverso gli errori che lo aiutano a crescere, è un bambino senza futuro. Essere buono come i bambini della scuola domenicale “era più fatale della tisi”.

Allo stesso tempo, vi si può leggere una critica alla società, dove i cattivi trionfano: “mise su una grande famiglia e poi spaccò la testa a tutti”, oppure “ora è il più diabolico e malvagio farabutto del suo villaggio natale, è universalmente rispettato ed è membro dell’assemblea legislativa.” Jim rappresenta il bambino allo sbaraglio, senza la guida di una famiglia amorevole. Sua madre è disegnata da Olmos come una sorta di polpo zoombie.
Forse Twain voleva farci riflettere anche sull’utilizzo improprio di buono e cattivo. Non ha senso, infatti, classificare i bambini secondo le regole morali della chiesa (libri della domenica) reprimendo la loro sete di scoperta, avventura e ribellione, nonché i loro strumenti per scoprire il mondo.

