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Ricordati che devi morire!

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Hai già organizzato il tuo funerale?

morire

Essere organizzati è una dote che non tutti hanno, eppure è la base di ogni progetto. Che si tratti di lavoro, di un viaggio, della semplice routine quotidiana, saper dare un ordine di priorità agli impegni, ci aiuta a sfruttare al meglio il nostro tempo. Una persona organizzata sa che è importante non tralasciare niente al caso, nemmeno la propria morte! Come si ammoniva nel film Non ci resta che piangere: “Ricordati che devi morire!” E se non sai che da parte iniziare, puoi prendere spunto dal libro Funerali preparati di Marco Taddei e Michele Rocchetti, edito da Quinto Quarto.

Il volume nasce dai cimiteri di provincia come un tributo alla “pacificante e straniante” dimensione sepolcrale. Al suo interno troviamo le disposizioni di molti personaggi, come per esempio un filosofo, un frate che indovinava, un matto di paese, un robot, un gatto, un costruttore di labirinti. La tematica della morte viene affrontata come parte integrante dell’esistenza umana, invitando i lettori a considerare la preparazione del proprio funerale attraverso un tono leggero e ironico.

Il testo è accompagnato da alcune illustrazioni che ricordano le carte dei tarocchi e in fondo al libro troviamo un prestampato che ci agevola nelle nostre disposizioni funerarie. Possiamo dunque scegliere il tipo di cerimonia, chi vogliamo come officiante tra prete, coniuge o animale da compagnia, chi non deve partecipare tra forcaioli, pusillanimi e inconsapevoli e molti altri dettagli sul ricevimento, la sepoltura ecc. un vero e proprio vademecum per agevolare la preparazione del nostro funerale.

Anche morire è un impegno

Ogni dettaglio può rivelare qualcosa di significativo di ognuno di noi, le disposizioni infatti, mettono in luce una pluralità di approcci che rivelano personalità, cultura, convinzioni e esperienze di vita di ciascuno. Nelle disposizioni di un suicida leggiamo: “stappate una bottiglia, brindate, siate felici.” Un robot condannato in un certo senso alla vita: “Scrivo, forse penso, queste righe dal centro della mia immobile agonia, mentre mi affloscio e mi riduco.” Qualcuno vuole riposare in un semplice camposanto di campagna, qualcun altro chiede una bara lucida, marrone e a quattro prese.

Questo approccio goliardico ci aiuta a considerare la morte in modo più giocoso e meno tabù. Anche il formato del libro stesso è scherzoso, con copertina rigida cartonata di colore nero e la rilegatura a filo di colore viola. Due colori che ritornano anche all’interno per le pagine e le scritte, tra lo schema di una bara e la pianta di un cimitero. Sfogliandolo è impossibile non canticchiare Fabrizio De André:

Sorella morte lasciami il tempo
Di terminare il mio testamento
Lasciami il tempo di salutare
Di riverire di ringraziare
Tutti gli artefici del girotondo
Intorno al letto di un moribondo

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