Il nuovo romanzo di Alessandro Bertante per La Nave di Teseo

“Che razza di festa è questa? Non ho mai visto niente di simile, ci sono giovani in tutte le direzioni a perdita d’occhio. Tutti che camminano verso il cancello dei giardini senza parlare, ridere o fermarsi un attimo. […] Poi non vedo più niente, vengo avvolto dalla marea danzante che continua ad aumentare…“
Nel cuore di una metropoli internazionale come Milano, si consuma un enorme rave che ha richiamato giovani da tutta Europa. La musica è assordante, i ragazzi ballano all’unisono, alienati. Non è quella festa “esplosiva, multiforme, sfuggente ed entusiasmante” che raccontava Vanni Santoni in Muro di casse (Laterza, 2015). Alessandro Bertante la descrive come una “parata militare totalitaria”, “un’assurda battaglia medievale”, un “insensato carnaio”. I giovani, infatti, non parlano, sono come ipnotizzati, vittime di uno stato alterato di coscienza collettivo.
Il sindaco lo aveva annunciato come la festa del solstizio d’estate, tre giorni a ingresso gratuito per riappropriarsi del futuro, ma in che modo? Ivan Boscolo, il protagonista, ci mostra come il cambiamento generazionale abbia portato a una rassegnazione generale. La lotta al capitalismo si è trasformata in una semplice, quanto terribile, urgenza ecologica, afferma.
Non è un caso che il libro si apra con la morte del padre, la cui dipartita simboleggia la perdita del mondo in cui è cresciuto. Le parole nei vecchi volantini delle Brigate Rosse adesso non significano più nulla, ecco perché solo i giovani sembrano essere colpiti dal malessere sociale tanto da ballare a oltranza come in uno stato di trance.
I ragazzi “non potevano nemmeno giovarsi dell’aiuto e del consiglio dei genitori perché questi erano ancora più stupidi di loro ma anche deboli e narcisisti, incapaci di invecchiare e inadatti alla sofferenza”. E allora eccoli riempire le strade del centro, avanzare senza meta come attratti da un pifferaio magico, tenuti impegnati con un semplice escamotage per non farli pensare.
Un ragazzo viene colpito da una pallottola, con il ventre sanguinante, si rialza e cerca di continuare a ballare. Perfino un poliziotto getta scudo e manganello e si lascia andare alla danza. Mentre Ivan Boscolo si sente schiacciare dal cielo bianco che sembra sempre più basso, in mezzo a quella folla priva di senso, deve trovare sua figlia Micol.
E tutti danzarono
E tutti danzarono racconta il dramma di chi deve affrontare il dolore della perdita, non solo quella fisica, ma anche quella di una cultura che si trasfigura con il passare del tempo. Così, come l’odore del padre defunto permane nella camera da letto trattenendoci un ultimo momento nel passato, il ballo sospende il tempo per mostrarci una inquietante società anestetizzata e priva di futuro. Il titolo stesso dell’opera sembra avere una connotazione apocalittica speculare al biblico e luce fu. Attraverso la danza l’umanità potrebbe soccombere o riconciliarsi con qualcosa di più profondo e primordiale. Cosa succederà ai partecipanti al rave milanese?

