Valencia un anno dopo

valencia un anno dopo

Come si dice: “anno nuovo vita nuova”. Gennaio spesso rappresenta l’occasione per un cambio e, nel mio caso, coincide con una nuova vita a Valencia. Ebbene, festeggio la mia prima candelina qui! Un anno fa ho lasciato l’Italia in macchina insieme ai miei tre gatti, qui ti racconto il mio viaggio.

Vorrei condividere quello che questa città ha significato per me nel corso di questi dodici mesi, per cui ecco dodici cose che ho scoperto e che sono accadute quest’anno.

Città delle Arti e della Scienza

12 cose sul vivere qui

Numero Uno. Se non ami la confusione non andare a vivere in centro. Rileggi la frase. Sul serio, questa è la città del rumore, dei fuochi d’artificio e dei petardi. Qui le persone amano fare festa, ma non una festa qualsiasi, si fanno le cose in grande. Valencia è una città competitiva, cerca di primeggiare e far parlare di sé. Per scegliere dove andare a vivere in tranquillità, ti consiglio di controllare principalmente una cosa: dove si trova il Casal fallero più vicino. Cos’è? Lo vediamo al prossimo punto.

Numero Due. Las Fallas. Si tratta di una tradizione che divide gli stessi cittadini: i ferventi falleros e chi fugge dalla città. Io mi ero appena lasciata alle spalle un’Italia impantanata nell’ansia pandemica e mi sono ritrovata per strada in mezzo a migliaia di persone euforiche che suonavano e ballavano in attesa della Cridà, ovvero l’inaugurazione delle Fallas. Valencia si trasforma letteralmente, soprattutto durante la notte. Vedrai nascere per le strade delle maschere altissime e colorate, ma non affezionarti troppo perché gli daranno fuoco, sì hai capito bene! Se vuoi sapere di più sulle Fallas, leggi qui.

Numero Tre. Imparare una lingua è una chulada, come direbbero qui. Ti arricchisce, tiene il cervello attivo, amplia le tue opportunità di comprensione e comunicazione. È un’occasione per socializzare, non è raro fare amicizia durante gli scambi linguistici che vengono organizzati in città. Una lingua non è solo imparare le parole corrispondenti, è assorbire una nuova cultura. Dopo un anno, studiare lo spagnolo mi ha dato l’opportunità di iniziare a leggere gli autori autoctoni in lingua originale.

Due libri in un anno

Numero quattro. Mai avrei pensato di tradurre un libro dallo spagnolo all’italiano e invece l’ho fatto, ho tradotto un libro! L’indole di ognuno ci porta a conoscere persone che ci sono affini ed è quello che è successo con l’italiano Gabriele Nero, fondatore della casa editrice El Doctor Sax Beat&Books, leggi la sua storia qui. Oltre che una collaborazione è nata un’amicizia e sono molto felice che mi abbia dato l’opportunità di sperimentarmi nel campo della traduzione. Il libro è di Leopoldo María Panero, celebre letterato spagnolo, militante antifranchista, che ha passato più di metà della propria vita all’interno di ospedali psichiatrici.

Numero Cinque. Mi è sempre piaciuto scrivere, oltre che leggere, ovviamente. Ho sempre pensato che prima o poi avrei pubblicato qualcosa. Onestamente pensavo più a un romanzo e, essendo all’antica, un libro cartaceo, invece… Valencia mi ha portata a scrivere un e-book! Non una storia, ma una guida per aiutare tutte le persone che, come è successo a me, devono scontrarsi con la farraginosità della burocrazia. Dunque, se anche tu stai pensando di cambiare vita e trasferirti, allora non puoi assolutamente perderti la Guida Buro pratica per lasciare tutto e trasferirsi in Spagna.

Le meraviglie dell’ambiente

Numero Sei. Valencia è in una posizione strategica. Vicina alle frenetiche Barcellona e Madrid, ma non solo. Dando un’occhiata verso il mare, ho deciso di fare un paio di gite dalla mattina alla sera. La prima è stata sulla vecchia isola pirata di Tabarca. Nemmeno 2 chilometri di lunghezza per 400 metri di larghezza e 51 abitanti. Un piccolo gioiellino in mezzo al mare in cui evadere, facilmente raggiungibile con un catamarano. La seconda è stata a Palma di Maiorca prendendo un aereo presto la mattina e uno tardi la sera. Sono circa 40 minuti di volo che costano meno di una pizza. Bellissima, ci tornerò sicuramente.

Numero Sette. C’è il meraviglioso Parco del Turia che attraversa la città, lo adoro per andare a camminare e perdere lo sguardo nella suggestiva architettura della Città della Scienza. Se sei una persona sportiva è il posto che fa per te, Valencia è una città che si presta molto a tanti tipi di sport. Inoltre, le numerose aree verdi e le ampie spiagge, sono gli scenari dei più divertenti pic nic con gli amici.

Come sono le amicizie all’estero

amicizia all'estero

Numero Otto. Come cambia l’amicizia all’estero? Da questo punto di vista mi sento fortunata perché ho mantenuto i rapporti con gli amici di sempre, ma non darlo per scontato. Alcuni possono non comprendere fino in fondo la scelta di trasferirsi in un altro paese o semplicemente si rompono dei rapporti che non erano così profondi come credevamo. Se da una parte ho mantenuto le amicizie solide che avevo costruito in Italia, dall’altra ne ho costruite di nuove a Valencia. L’amicizia all’estero però, mi sento di definirla più liquida, questo perché le persone che incontri sono slegate dall’attaccamento al territorio ed è molto più facile che partano ancora. Purtroppo, a volte dobbiamo fare i conti con amici che cambiano nuovamente paese, come una sorta di legge del contrappasso. Per questo motivo, è più evidente l’instabilità di un gruppo che si crea e si trasforma.

Numero Nove. All’inizio è tutto nuovo, è come vivere in un parco giochi continuo, poi piano piano si cerca naturalmente di conoscere nuove persone. Ho aperto il gruppo Telegram Nos Vemos en VLC proprio per fare amicizia, così mi sono trovata molte volte a cena con persone che non avevo mai visto prima. All’inizio conoscevo solo italiani, poi sono entrate nel gruppo anche persone di tutte le nazionalità e ne sono molto felice perché oltre a fare comunità tra connazionali, c’è un bello scambio interculturale. A Natale, per esempio, ho organizzato un pic nic aperto a chiunque volesse partecipare e abbiamo passato una bellissima giornata al parco, complice anche l’alta temperatura.

Un anno a godere del clima e del cibo

Numero Dieci. Mi sono accorta che il mio guardaroba era fornito maggiormente di vestiti invernali. Lasciane a casa la maggior parte perché il freddo dura solo da fine gennaio a marzo. Essendo sul mare, alcuni giorni può essere una città molto ventosa, le palme sembrano elastiche e è impossibile stare in spiaggia. In generale però, ti sembrerà di avere più tempo, più luce, e di fatto è così! Per via del clima si vive molto la strada, ci sono infatti numerose ricorrenze e manifestazioni che ti stupiranno.

Numero Undici. Le tradizioni culinarie. Cosa posso dirti, siamo nella culla della paella! Onestamente non la mangio quasi mai, ma solo perché ogni volta che viene a trovarmi qualcuno è una tappa obbligatoria e ho scoperto un ristorante, in mezzo ai campi di carciofi, che è davvero delizioso. Mi sono innamorata di una delle loro torte tradizionali, la Coca de llanda, soffice e semplice. Come non bere poi una bella Agua de Valencia rinfrescante, senza abusarne per non ubriacarsi.

Numero Dodici. Concludo con una scoperta che ho fatto lo scorso anno, poco dopo essere arrivata: la colombicoltura. Ho visto dal terrazzo un uccello tutto colorato, sembrava un piccione, e mentre mi domandavo che razza di fauna simil tropicale potesse esserci in Spagna, gli ho scattato una foto. Era davvero un piccione. Colorato con la tintura per capelli. La colombicoltura è uno sport nato nella Comunità Valenciana e poi diffusosi in tutta la Spagna, se vuoi sapere in cosa consiste, clicca qui. Sul mio canale Tik Tok troverai anche un video durante una competizione.

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